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Raccolta differenziata: in Russia è quasi inesistente

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Quando racconto della Russia, di certo non mi viene in mente un Paese che rispetta l’ambiente e ne trasmette ai suoi abitanti l’importanza.

Ciò che mi capita di dire molto spesso è: in Russia la raccolta differenziata è inesistente. Questa è una cosa che mi fa andare su tutte le furie perché è sinonimo di menefreghismo. Lo è ogni volta che chiudono un sacchetto della spazzatura e lo fanno scivolare giù per la colonna di scarico, senza chiedersi se nel 2020 sia normale.

Nonostante ciò, a pochi passi da ogni condominio, ci sono i contenitori per il riciclaggio. Fantastico, se non fosse che nessuno li utilizza nel modo corretto: purtroppo, le persone gettano rifiuti a caso. Credo che questo sia dovuto al fatto che non sono mai stati educati a dividere i rifiuti. Non fraintendetemi, mi riferisco al fatto che – mentre nel 2009 in ogni Comune italiano diventava un obbligo riciclare almeno il 35% dei rifiuti – già qualche anno prima, alla scuola primaria, ci avevano insegnato a catalogare i rifiuti e a depositarli nell’apposito cestino.

Riciclaggio, guardiamo i dati

Attualmente, tra rifiuti solidi urbani e rifiuti di imballaggio (cioè più difficili da smaltire), si ricicla solo il 5%. Invece, il 90% finisce in comuni discariche e la restante percentuale viene incenerita.

Secondo i dati di Greenpeace del 2019, il 18% delle città ha accesso alla raccolta differenziata (Novosibirsk, Perm, Kazan, Chelyabinsk, Mosca e Voronezh). Questi si basano su informazioni raccolte in circa 171 città con più di 100.000 abitanti: 154 hanno dato una risposta completa, 11 incompleta e 6 hanno deciso di astenersi.

Progetto Ecology

La legge federale “sulla produzione e il consumo dei rifiuti” risale al 1998, a cui sono state apportate varie modifiche. La più incisiva è stata quella del 2014, quando fu deciso di eliminare quasi del tutto le discariche e passare ad una gestione dei rifiuti completamente diversa, lontana dall’illegalità.

Nel 2018, dopo anni di stallo, abbiamo assistito alla nascita di un nuovo decreto “sugli obiettivi nazionali e gli obiettivi strategici dello sviluppo della Federazione Russa fino al 2024”. Ed è qui che entra in gioco il progetto nazionale Ecology, conforme al decreto. Cosa prevede? La costruzione di 200 strutture per lo smistamento e il riciclaggio. Dunque, entro il 2024 la Russia prevede di riciclare il 36% di rifiuti solidi urbani.

Allora, qual è il problema? Purtroppo, oltre a coinvolgere la popolazione, bisogna necessariamente richiamare l’attenzione delle imprese. Gli autori della riforma hanno pensato di vietare l’auto-smaltimento, ma il gioco non vale la candela: le sanzioni per le imprese sono stabilite in modo tale che è più redditizio non aderire alla riforma, piuttosto che partecipare e commettere errori. Una soluzione sarebbe creare degli incentivi anche nell’auto-smaltimento ma, nonostante l’insistenza di Greenpeace, pare che questa non possa essere un’opzione da considerare.

Il paradosso

Appena arrivata a Mosca, ho apprezzato il fatto che esistano scompartimenti per il cibo in scadenza ad un prezzo irrisorio. Questo cosa significa? Che il cibo non viene sprecato, soprattutto perché è dannoso per l’ambiente. Inoltre, esistono applicazioni per cellulare, finalizzate ad incentivare le persone – soprattutto i più giovani – a fare la raccolta differenziata. Un vero paradosso se poi si pensa alla percentuale riciclata e ai danni all’ambiente causati da un Paese così grande.

Ora come ora, sembra che la Russia non abbia un piano chiaro sotto questo punto di vista. Avrà anche fissato la data dell’obiettivo, ma l’importante è in che modo verrà affrontato questo percorso. Ce la faremo? Vi scriverò nel 2024!

About the author

Ilaria Cozzolino

Ilaria Cozzolino nasce a Napoli nel novembre del 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, decide che le lingue non fanno per lei. Dunque, insegue la passione per la fotografia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ma la fotografia non è tutto ciò che lei ama. Il suo animo irruento la spinge a fare ciò in cui crede: denunciare attraverso la scrittura e a tutti i costi raccontare la verità. Dopo anni da redattrice e caporedattrice, entra nell'albo dei giornalisti italiani. Ma, ad un tratto, accade qualcosa: intraprende un viaggio nelle sconfinate distese della Siberia. Ed è da quel momento che decide di dover iniziare a studiare la meravigliosa lingua russa, la sua cultura e la sua storia. Improvvisamente, senza conoscere nulla di questo grande Paese, prepara la valigia e parte per Mosca, dove vive tutt'ora.

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