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I ragazzi di Leningrado: racconti di uno studente italiano

I ragazzi di Leningrado

I ragazzi di Leningrado, in uscita nelle librerie il 4 marzo, ci racconta gli aneddoti del giovane studente Carlo Fredduzzi in URSS durante la Guerra Fredda.

Nell’agosto del 1962, un gruppo di studenti partì da Roma Termini per arrivare a Mosca. Come tutti i russofili sanno, appena si intraprende un viaggio verso la Russia ogni cosa è possibile, dalla consegna dei passaporti  a Vienna al controllo che può durare anche un’intera notte. Così iniziò la loro avventura e, più in particolare, quella dell’autore che ci ha dato la possibilità di viaggiare con lui nel suo passato, raccontandoci storie di amicizia, amore e comunismo.

Il partito

Su questo argomento ci terrei a soffermarmi. Immagino che una parte dei lettori sia molto giovane, come lo sono anche io del resto. I ragazzi di Leningrado fa intuire i rapporti diplomatici tra il Pci (Partito comunista italiano) e il Pcus (Partito Comunista dell’Unione Sovietica). Nonostante anche questa sia storia, spesso ci viene omessa, sarà per il poco tempo o perché in Italia sfido chiunque a dirmi di aver studiato bene quel periodo in classe al liceo. Senza lasciarmi andare ad ulteriori critiche, vi invito a leggere con attenzione e approfondire personalmente l’argomento.

Ad esempio, è stato molto interessante scoprire che, grazie ad un accordo tra il Pci e il Pcus, ogni anno 15 ragazzi italiani avevano la possibilità di recarsi a Mosca per studiare. Nonostante questa occasione fosse riservata ai figli dei dirigenti comunisti e il padre dell’autore ricoprisse un ruolo centrale all’interno della Fgci all’epoca diretta da Enrico Berlinguer, non si può gridare a quella che oggi definiamo raccomandazione. A tal proposito, Fredduzzi ci racconta la rigidità russa nei confronti degli studenti: la possibilità di studiare all’università bisognava guadagnarsela impegnandosi oppure si rischiava di essere rispediti nel proprio Paese. L’espulsione valeva anche per gli studenti dell’Unione Sovietica.

Minigonne e destalinizzazione

Dal libro si evince che in quel periodo a predominare fosse il matriarcato. Non so se fosse dovuto al fatto che milioni di giovani russi morirono in guerra e quindi le donne furono costrette a mandare avanti la famiglia da sole. In ogni caso, ho apprezzato il capitolo in cui l’autore ci racconta una libertà che oggi mi sembra venir meno giorno dopo giorno. Jeans e minigonne erano il simbolo dei giovani che aspiravano alla libertà e al cambiamento, ovvero il processo di destalinizzazione di cui si è sentito tanto parlare. Non mi pare l’autore fosse molto d’accordo sulla veridicità di questa storia e, a dirla tutta, neanche io!

«Era la loro rivoluzione, importata dall’Occidente in una notte
d’ascolto radiofonico, e ne andavano orgogliose.»

Le donne avevano osato e continuavano a farlo sotto gli occhi sbalorditi degli uomini che, per sentirsi al passo, iniziarono ad indossare jeans considerati da hippy. Non è strano pensare che sia il genere maschile a cercare di raggiungere una parità?

I ragazzi di Leningrado

I ragazzi di Leningrado, pubblicato da Sandro Teti Editore, mi ha fatto davvero un’ottima impressione. Con semplicità e chiarezza, Fredduzzi ci racconta delle sue esperienze e di aneddoti davvero interessanti e particolari. L’autore ci dà molteplici spunti di riflessione e sta a noi decidere se approfondire gli argomenti trattati o limitarci ad una scorrevole lettura di piacere. Non vi nascondo che avrei voluto continuare a leggere quelle storie, una dietro l’altra! Non so se sia dovuto alla nostalghia di epoche mai vissute o semplicemente all’amore infinito che provo per la Russia.

“[…] ogni volta che torno in Russia, scopro di avere sempre qualcosa
da imparare.”

About the author

Ilaria Cozzolino

"Per me la Russia è il posto dove sono diventato grande." (La grande Russia portatile, Paolo Nori)