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Diritti LGBT in Russia: intervista all’associazione ComingOut

Un anno e mezzo fa, in Cecenia furono arrestate 40 persone, di cui due torturate ed uccise in carcere. La loro colpa? Essere omosessuali. La confisca dei documenti, da parte delle autorità locali, scattò subito dopo la dichiarazione dell’OMS: «Lasciate il Paese!».

In quel periodo, decisi di contattare e scambiare qualche chiacchiera informale con l’associazione ComingOut LGBT group di San Pietroburgo. In Europa, le terribili notizie dalla Cecenia fecero scalpore. Fu lo stesso per le altre regioni russe? Polina Andrianova rispose senza troppo indugi alla mia domanda:

«Non vi è una vera e propria reazione nella popolazione generale riguardo alla notizia della persecuzione delle persone LGBT in Cecenia. Oltre agli atteggiamenti omofobi generali, questo può anche essere attribuito al fatto che la Cecenia è percepita come una parte molto distinta e diversa del Paese, non proprio come “il resto della Russia”, e le notizie al riguardo sono percepite come qualcosa che sta accadendo da qualche parte lontano, su un altro pianeta».

diritti LGBT in russia

Non so precisamente quale fu il motivo per cui lasciai questa intervista in cantiere, forse avevo solo bisogno di vivere determinate esperienze – seppur indirettamente – prima di poterne scrivere. Oggi come oggi, posso dirvi che la Russia ha un retaggio culturale completamente differente dal nostro ed ha contribuito notevolmente allo sviluppo di intolleranza nei riguardi dei diritti LGBT.

Polina fu così gentile che ne approfittai per chiederle due cose, di cui una che non mi è mai stata particolarmente chiara, ovvero quali leggi russe intralcino i diritti LGBT.

Pensi che la Russia sia uno dei Paesi più ostili riguardo i diritti LGBT?

«Secondo il rating “Rainbow Europe” di ILGA-Europa, la Russia è scesa in classifica, raggiungendo il 46° posto su 49 Paesi in termini di leggi e politiche sull’uguaglianza LGBT *. Quindi la risposta è sì, se stiamo parlando dell’Europa, la Russia è uno dei Paesi meno amichevoli con le persone LGBT *, i loro diritti e le loro libertà».

Quali sono i diritti degli omosessuali in Russia? E cosa è proibito? In Italia c’è molta confusione sul pensiero russo

«La legislazione russa prevede alcune protezioni per i “gruppi sociali”. Per esempio, vieta la discriminazione sulla base dell’appartenenza a un gruppo sociale o giudica i crimini più duramente se commessi sulla base dell’odio verso un gruppo sociale (“crimini d’odio”). Tuttavia, il termine “gruppo sociale” non viene mai applicato a LGBT. Nel nostro lavoro, cerchiamo di ottenere tale qualifica: le persone LGBT appartengano a un gruppo sociale e, quindi, dovrebbero essere protette, ma senza successo.

Ciò che esiste è la cosiddetta legge “propaganda dell’omosessualità” (dal 2013 a livello federale). Questa legge è specificamente discriminatoria nei confronti delle persone LGBT. Vieta la distribuzione di informazioni sull’omosessualità ai minori. Ciò significa che qualsiasi cosa è vietata, dalle azioni pubbliche al materiale informativo su siti Web, discussioni in gruppi sociali, pubblicazioni mediatiche su LGBT, brochure, festival, workshop, seminari, ecc.

Perfino due persone che camminano mano nella mano sulla strada principale possono essere molestate dalla polizia se, ad esempio, un genitore con un figlio passa di lì e il genitore si lamenta con la polizia. Questa legge è particolarmente pericolosa per le coppie dello stesso sesso con figli, specialmente se adottati, perché possono essere accusati di infrangere questa legge solo essendo una famiglia (perché i loro figli vedranno espressioni di omosessualità ogni giorno).

Questa legge non è davvero fatta per essere applicata (ed è stata applicata pochissime volte nei primi 6 anni). Questa legge è fatta per essere uno strumento di intimidazione e oppressione, spaventando le persone. L’unico modo per essere completamente sicuri è essere invisibili, non esprimere in alcun modo orientamento sessuale o identità di genere. Questa legge ha avuto anche un effetto terribile sugli atteggiamenti pubblici e, dopo la sua adozione, il livello di aggressione nel Paese contro le persone LGBT è aumentato».

Ovviamente, come qualsiasi argomento, non bisogna fare di tutta un’erba un fascio: la Russia è così grande e fortunatamente è piena di persone con pensieri differenti. Personalmente, a Mosca ho conosciuto omofobi di ogni età, ma anche tante persone impegnate attivamente per la causa.

Qualcosa cambierà? Me lo chiedo anche pensando all’Italia. In fondo, è facile portare sotto i riflettori una questione di per sé già precaria. Non dimentichiamo le vittime internate nei manicomi perché considerati malati mentali, che venivano sottoposti a terapie di conversione. Ricordiamo anche che solo nel 1990 l’omosessualità è stata depennata dalla lista delle malattie mentali.

Che sia la Russia o l’Italia, urliamo al mondo che amare è un diritto umano e continuiamo a lottare ogni giorno, soprattutto quando è proibito farlo.

About the author

Ilaria Cozzolino

Ilaria Cozzolino nasce a Napoli nel novembre del 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, decide che le lingue non fanno per lei. Dunque, insegue la passione per la fotografia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ma la fotografia non è tutto ciò che lei ama. Il suo animo irruento la spinge a fare ciò in cui crede: denunciare attraverso la scrittura e a tutti i costi raccontare la verità. Dopo anni da redattrice e caporedattrice, entra nell'albo dei giornalisti italiani. Ma, ad un tratto, accade qualcosa: intraprende un viaggio nelle sconfinate distese della Siberia. Ed è da quel momento che decide di dover iniziare a studiare la meravigliosa lingua russa, la sua cultura e la sua storia. Improvvisamente, senza conoscere nulla di questo grande Paese, prepara la valigia e parte per Mosca, dove vive tutt'ora.

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