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Critical Art Ensemble: l’inquinamento delle acque russe

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L’anno scorso, al Garage Museum, ebbi l’occasione di visitare la grande mostra The Coming World: Ecology as the New Politics 2030–2100. Come si evince dal titolo, quest’ultima si basa sul concetto di antropocene, ovvero l’era in cui i fenomeni geologici sono fortemente influenzati dall’uomo.

Ma a cosa fanno riferimento le date 2030-2100? Si ipotizza che nel 2030 le risorse di petrolio si esauriranno e che nel 2100 l’uomo sarà in grado di stabilirsi su altri satelliti. Attualmente, questi ci sembrano avvenimenti improbabili, ma i 50 artisti – russi ed internazionali – in esposizione hanno dimostrato come l’uomo creda di avere continue occasioni, già tutte sprecate da tempo.

Critical Art Ensemble e l’attivismo politico

Ho sempre sostenuto che gli artisti fossero molto più utili dei politici e il collettivo Critical Art Ensemble ne è un esempio. Formato nel 1987 da Hope e Steve Kurtz, Dorian Burr, Beverly Schlee e Steve Barnes, può essere considerato tra i pionieri della tactical media art (attivismo mediatico).

Una delle performance più famose, legata al libro Molecular Invasion, fu sulle colture geneticamente modificate. Il collettivo piantò i semi geneticamente modificati della Monsanto e, dopo averli raccolti, con un inibitore enzimatico spogliò completamente le piante da ogni “protezione”. Così, queste morirono velocemente, dimostrando come gli alimenti possano essere dannosi se geneticamente modificati.

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Critical Art Ensemble, Disturbances, 2012

L’inquinamento delle acque russe

Durante la mostra al Garage Museum, un lavoro che mi ha particolarmente colpito (Environmental Triage: An Experiment in Democracy and Necropolitics) riguarda la denuncia – da parte di Critical Art Ensemble – dell’inquinamento idrico russo.

Tutto parte dal concetto di triage, ovvero la selezione secondo la quale bisogna classificare due o più soggetti (coinvolti in qualche incidente) in base alla loro gravità/urgenza. Dunque, la domanda da porsi è: “Chi avrà maggiori probabilità di sopravvivenza?”. Purtroppo, questo concetto viene applicato anche all’ambiente e alla fauna selvatica. Così, il collettivo pone lo spettatore di fronte ad una scelta: quale specchio d’acqua salveresti? Leggere le descrizioni e i dati vi fa comprendere come sembri sia impossibile scegliere, eppure qualcuno lo fa.

Ad essere messi a confronto sono il Lago Bajkal, il Volga, il Moscòva e l’acqua corrente di Mosca. Accanto alle teche contenenti un piccolo quantitativo di acqua di ciascun luogo, vi è una descrizione delle attuali condizioni: tutte sono inquinate. Ed è qui che la responsabilità ricade sullo spettatore, che da tale diventa il responsabile attuando il concetto di triage secondo la sua personale classifica.

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Critical Art Ensemble, Environmental Triage: An Experiment in Democracy and Necropolitics, 2019

Dover prendere un sassolino dalla boccia di vetro e riporlo in uno dei contenitori, fa comprendere fino in fondo quanto l’uomo, artefice di questi crimini ambientali, sia poi lo stesso che cerchi invano di porre rimedio.

Come se non bastasse…

L’8 agosto 2019, il Mar Glaciale Artico è stato purtroppo protagonista di un disastroso incidente nucleare, spezzando sette vite. Un paio di settimane dopo, la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov ha fatto il suo debutto salpando dal porto di Murmansk, sul Mare di Barents.

Lo scorso 29 maggio, ventimila tonnellate di gasolio sono state sversate a Norilsk, nell’Artico russo. L’azienda mineraria Nornickel, colpevole del disastro ambientale, ha difeso la sua posizione sostenendo che la cisterna dello stabilimento sia ceduta, disperdendo così il carburante.

Oggi, a distanza di circa venti giorni, un’altra triste notizia ha riempito VK (social media) con fotografie e testimonianze delle persone del luogo: i liquami sversati nel fiume Dubna hanno ucciso migliaia di pesci. Questa volta il governo e i media voltano le spalle, compresi i pochi giornalisti in cui riponevo le mie speranze. Saranno tutti troppo impegnati a concentrarsi sul Referendum Costituzionale e sui disastri in città, provocati dalle piogge? Se non fosse chiaro, il fiume Dubna sfocia nel Volga, che a sua volta sfocia nel Mar Caspio.

In meno di un anno ci sono stati tre disastri ambientali (collegati a specchi d’acqua), tutti provenienti da un Paese che nel 2020 è ancora incapace di attuare a dovere un sistema di raccolta differenziata.

About the author

Ilaria Cozzolino

Ilaria Cozzolino nasce a Napoli nel novembre del 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, decide che le lingue non fanno per lei. Dunque, insegue la passione per la fotografia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ma la fotografia non è tutto ciò che lei ama. Il suo animo irruento la spinge a fare ciò in cui crede: denunciare attraverso la scrittura e a tutti i costi raccontare la verità. Dopo anni da redattrice e caporedattrice, entra nell'albo dei giornalisti italiani. Ma, ad un tratto, accade qualcosa: intraprende un viaggio nelle sconfinate distese della Siberia. Ed è da quel momento che decide di dover iniziare a studiare la meravigliosa lingua russa, la sua cultura e la sua storia. Improvvisamente, senza conoscere nulla di questo grande Paese, prepara la valigia e parte per Mosca, dove vive tutt'ora.

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