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La controinformazione dei giovani russi

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Armen Aramyan, Alla Gutnikova, Vladimir Metelkin e Natasha Tyshkevich della rivista studentesca DOXA

Se pensavate che la controinformazione russa fosse qualcosa di utopico, vi sbagliavate. Tralasciando determinate testate giornalistiche più o meno interessanti sotto alcuni aspetti, quasi nessuno si è mai soffermato sulle azioni dei giovani che tanto destano preoccupazioni al governo.

L’anno 2020 ha portato con sé molte spiacevoli novità, prima fra tutte il famoso Referendum Costituzionale che ha concesso l’approvazione di quasi cento disegni di legge solo a inizio gennaio. Ma credete davvero che i russi siano rimasti a guardare? Già nel 2019 si respirava aria di cambiamento da parte dei giovani: la ribellione è nell’aria e la voglia di libertà di espressione è diventata una prerogativa.

Le strade della repressione intraprese dal Cremlino fanno acqua da tutte le parti e ciò si può percepire anche solo osservando con attenzione le continue proteste e denunce. Come sostiene anche l’editoriale di Simone Martuscelli della redazione di Scomodo nel numero 39, i social sono una grande arma di divulgazione. Difatti,  sono molteplici i canali Telegram a cui il governo non può avere accesso, anche se più volte ha provato a metterci su le mani. Non è un caso che proprio quest’anno la Russia abbia dichiarato guerra a Twitter, imponendo di far rispettare le famose leggi (appena entrate in vigore) che non consentirebbero l’uso di parole volgari e prevederebbero severe ripercussioni per chi osi diffamare il prossimo. Ma qual è il confine tra diffamazione e controinformazione secondo lo Stato?

La controinformazione dei giovani russi

Senza mezzi termini, non possiamo minimamente paragonare l’Italia e la Russia sotto questo punto di vista. Mi sento di sottolineare questo pensiero perché è giusto che si capisca cosa significhi vivere in un Paese in cui anche un picchetto può essere ritenuto illegale. Quando gridiamo alla libertà di stampa, come già ho spiegato qualche tempo fa, dobbiamo considerare che le nostre testate giornalistiche troppo spesso si identificano nelle idee di determinati politici. Dunque, non è mettere un bavaglio all’informazione, ma è semplicemente farla molto male. Chiarito questo concetto, torniamo alla Russia.

Dunque, abbiamo capito che per il Cremlino i giovani sono diventati un grande nemico, da far rigare dritto prima che possano prendere il sopravvento. Tra le tante piccole realtà, vorrei raccontarvi della rivista studentesca indipendente DOXA, attualmente colpevole di aver sostenuto il politico Alexei Navalny. Il redattore capo Armen Aramyan e gli editori Alla Gutnikova, Vladimir Metelkin e Natalya Tyshkevich sono stati accusati in base alle clausole a e b dell’articolo 151.2 del codice penale della Federazione. In altre parole, è vietato coinvolgere minori a commettere atti illeciti.

Per capire cosa sia successo, dobbiamo fare un passo indietro e tornare al 23 gennaio, giorno della manifestazione a sostegno di Navalny. La redazione di DOXA pubblicò un videomessaggio che esortava i giovani studenti a protestare e sconfiggere la paura delle possibili ripercussioni:

“Nel corso della storia, i giovani e gli studenti hanno sempre difeso i diritti e le libertà. Era così 50 anni fa, era così 100 anni fa. Le autorità hanno dichiarato guerra ai giovani, ma i giovani siamo noi. E vinceremo sicuramente.”

Il video fu rimosso su richiesta di Roskomnadzor, ma accettare non fu difficile poiché in caso contrario avrebbero provveduto a bloccare il canale di informazione. Nonostante ciò, i ragazzi fecero appello al tribunale per chiedere che tutto ciò fosse dichiarato illegale.

Sul sito di DOXA comparve anche questo messaggio:

“Dopo le manifestazioni del 27 luglio 2019, abbiamo creato un bot a cui gli studenti e il personale universitario trattenuti durante le manifestazioni di massa possono scrivere. Copriamo la situazione e cerchiamo di fornire tutta l’assistenza possibile. Se tu e i tuoi amici siete sotto pressione all’università a causa della vostra partecipazione all’azione a sostegno di Alexei Navalny il 23 gennaio, potete scrivere al nostro bot @doxajournalbot. Se sei stato arrestato durante una manifestazione, scrivi qui @doxa_ovd_bot.”

Le ripercussioni

Esattamente un mese dopo l’appello al tribunale, alle 6 del mattino del 14 aprile i quattro studenti protagonisti del videomessaggio sono stati portati al comitato investigativo per essere interrogati. Nel frattempo, i sostenitori si sono pacificamente riuniti nei pressi del tribunale per chiedere il rilascio immediato, ma l’unica risposta che alcuni di loro hanno ricevuto sono state le manette.

Come si evince da alcune testate, è stato vietato loro uscire di casa dalle ore 00:00 alle ore 23:59 per due mesi. In altre parole, sono agli arresti domiciliari e non potranno usare alcun mezzo di comunicazione, soprattutto internet. Poco dopo, la direttrice di DOXA Yekaterina Martynova ha annunciato che il proprietario dello spazio fittato per gli uffici della redazione ha deciso di rescindere il contratto.

Da ciò che si legge sul sito, i ragazzi sembrano determinati a lottare per far valere i propri diritti, anche senza una sede e con il rischio di essere presi nuovamente di mira. Inoltre, sul loro sito c’è una raccolta fondi per combattere le molestie politiche di studenti universitari e studentesse.

About the author

Ilaria Cozzolino

"Per me la Russia è il posto dove sono diventato grande." (La grande Russia portatile, Paolo Nori)