Curiosità Russia

City 40, il paese dei balocchi delimitato dal filo spinato

city 40

Da oltre una settimana non si fa altro che parlare di Chernobyl, la serie televisiva che ha basato parte della sceneggiatura sulle testimonianze degli abitanti di Pripyat raccolte nel libro Preghiera per Cernobyl’. Alcuni quotidiani, approfittando dello stupore degli spettatori per la nuova serie, hanno tirato fuori dal cilindro City 40, un documentario diretto da Samira Goetschel, intervistata nel 2016 da Vice.

Di cosa si tratta?

City 40 è il nome di una delle numerose città chiuse, solo oggi riconosciute sulle mappe, presenti in Russia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti, avviarono programmi per creare armi nucleari. Inutile sottolineare che queste notizie all’epoca fossero top secret e chi si rifiutava di collaborare doveva essere ucciso perché era a conoscenza di un segreto di Stato.

Dunque, Čeljabinsk-40 (o City 40) è la città costruita intorno alla centrale nucleare Majak. Inizialmente, operai e scienziati pensavano di essere «i salvatori del mondo», credendo di essere fortunati a far parte di quello «Stato nello Stato». In effetti, la qualità della vita era all’apparenza soddisfacente: parchi per i bambini, panorami mozzafiato, stipendi equi (quanto credete che guadagnassero in media i russi? Vivevano in condizioni fin troppo precarie).  Insomma, Čeljabinsk-40 era il paese dei balocchi delimitato dal filo spinato.

city 40

Accedervi è tutt’ora impossibile e vi raccomando di non provare nemmeno ad avvicinarvi per goliardìa: i russi non scherzano, mai.

A tal proposito, dovete sapere che per otto lunghi anni è stato impossibile per gli abitanti uscire dalla città. Praticamente sparirono nel nulla, nessun parente sapeva dove fossero e nessuno doveva venirne a conoscenza. Quando questo fu possibile, tutti furono istruiti su cosa dovessero dire una volta oltrepassato il filo spinato.

Le conseguenze

Per anni, politici e scienziati hanno negato che le radiazioni fossero un pericolo per i cittadini:

«La gente lavorava col plutonio a mani nude. Morirono in molti. Dovettero chiamare sempre più gente.»

Il lago Karačaj, detto anche lago di plutonio o lago della morte, era lo stesso in cui si pescava, ci si faceva il bagno e si trascorreva il tempo a riva. Ed è lo stesso in cui le radiazioni sono due volte e mezzo più elevate di Chernobyl. Presto molti iniziarono ad ammalarsi e morire, oltre ad essere vittime di alcuni disastri nucleari che peggiorarono le condizioni.

Quando finalmente furono inseriti sulle mappe, City 40 prese il nome di Ozërsk. Chi ci vive ha tutto il diritto di trasferirsi, ma di non farne ritorno, perdendo così tutti i privilegi. Infatti, sono davvero pochi ad essere disposti a lasciare tutto e ricominciare altrove.Vivere in quel mondo ovattato è molto più importante che salvaguardare la propria salute e quella dei propri cari.

Anyway, vi consiglio vivamente di vedere questo documentario, disponibile su Netflix.

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Ilaria Cozzolino

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