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Arshak Makichyan: “Bisogna cambiare la politica climatica russa”

Arshak Makichyan

Arshak Makichyan è un attivista russo che protesta da oltre 80 giorni contro il cambiamento climatico. Non leggeremo il suo nome sui giornali italiani ed è per questo motivo che invito i miei colleghi a prendere in considerazione la diffusione di questa iniziativa: bisogna risvegliare la coscienza delle persone.

Makichyan ha chiesto più di dieci volte il permesso alle autorità per poter organizzare una manifestazione, ma senza successo. Così, da dicembre 2019, ogni venerdì protesta da solo a Пушкинская площадь (Piazza Pushkin). Grazie a questa iniziativa, tanti altri si sono ispirati a lui. Sempre nel 2019, Arshak è stato arrestato per sei giorni. Il motivo? Aver partecipato e parlato alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Madrid.

Così, dopo aver letto la sua storia, ho deciso di fare due chiacchiere con lui.

Come spieghi questa negligenza da parte della Federazione Russa nei confronti dell’ambiente e del clima?

«È davvero difficile da spiegare. Quando il mondo ha iniziato a discutere di questi temi negli anni ’90, abbiamo avuto un collasso economico e sociale. L’economia russa dipendeva enormemente dai combustibili fossili e le società di combustibili fossili sono di proprietà del governo. E la maggior parte dei nostri media sono di proprietà o del governo o di compagnie di combustibili fossili. Le istituzioni democratiche non funzionano bene qui e per questi motivi è davvero difficile essere un attivista in Russia.»

Perché la polizia blocca le vostre proteste pacifiche?

«Perché in Russia c’è un regime corrotto che si serve della polizia per difendere i propri interessi. Questi fermano ogni tipo di attivismo indipendente. Il governo pretende di avere tutto sotto controllo, ma l’attivismo si oppone a questa condizione perché è la voce della verità. Inoltre, la maggior parte dei poliziotti sostengono che gli attivisti siano spie straniere e stupidaggini simili. Credo che vedano troppa TV!»

Sono ormai 80 giorni che protesti. Qual è il motivo?

«La Russia è al quarto posto per le emissioni di CO2 nel mondo e, se non cambieremo la politica climatica russa, presto ci sarà un disastro climatico ed ecologico globale, oltre a quello economico. In Russia accadrà anche più velocemente perché l’Europa non comprerà per sempre combustibili fossili da noi. E, naturalmente, riguarda il nostro futuro. Non puoi semplicemente restare a guardare mentre loro uccidono il tuo futuro

Inoltre, Arshak Makichyan ha avviato una petizione (clicca qui per firmare) su change.org chiedendo al governo russo di obbligare le società statali e private di energia fossile a fornire ed adottare piani per la transizione all’energia sostenibile e il graduale abbandono di carbone, petrolio e gas. Nella descrizione si legge: «Sfortunatamente, nonostante il fatto che la temperatura in Russia si riscaldi 2,5 volte più velocemente della media globale (secondo Roshydromet), e il numero di incendi boschivi, inondazioni, fuoriuscite di petrolio sia in crescita, non vediamo azioni concrete da parte del governo», un dato veramente agghiacciante.

About the author

Ilaria Cozzolino

Ilaria Cozzolino nasce a Napoli nel novembre del 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, decide che le lingue non fanno per lei. Dunque, insegue la passione per la fotografia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ma la fotografia non è tutto ciò che lei ama. Il suo animo irruento la spinge a fare ciò in cui crede: denunciare attraverso la scrittura e a tutti i costi raccontare la verità. Dopo anni da redattrice e caporedattrice, entra nell'albo dei giornalisti italiani. Ma, ad un tratto, accade qualcosa: intraprende un viaggio nelle sconfinate distese della Siberia. Ed è da quel momento che decide di dover iniziare a studiare la meravigliosa lingua russa, la sua cultura e la sua storia. Improvvisamente, senza conoscere nulla di questo grande Paese, prepara la valigia e parte per Mosca, dove vive tutt'ora.

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