Curiosità

Anastasia e russofilia: particolari non trascurabili

anastasia russofilia

Alcune volte credo – in un’altra vita – di essere stata russa: non riesco a spiegarmi il motivo per cui mangiassi continuamente l’insalata Olivier, perché ci tenessi così tanto a pattinare sul ghiaccio (abitando a Napoli, ho dovuto “ripiegare” su quello a rotelle) o perché mi piacesse molto di più l’inverno. In ogni caso, adesso sono qui, sul mio blog dedicato alla Russia per raccontarvi del mio cartone animato preferito: Anastasia. Mi è sempre piaciuto il mistero che avvolge i personaggi di questo periodo storico, ancor prima di studiare russo e di immaginare di partire.

Credo che ci siano dei dettagli assolutamente non trascurabili se si è affetti da russofilia. Leggendo alcuni articoli, ho notato come molti abbiano una visione distorta della storia – intendo quella vera! Per curiosità, ho sfogliato il mio libro del liceo e la capitolazione dell’Impero zarista è sintetizzata in un paragrafo di 30 righi. Sebbene il programma sia molto vasto, alcuni dettagli storici non vanno tralasciati. Questo è uno dei motivi per cui ho ricominciato a studiare la storia russa alla tenera età di 24 anni.

Russofilia: i particolari che non si possono ignorare

La prima scena

“Ci fu un tempo, non molti anni or sono, in cui vivevamo in un mondo incantato fatto di eleganti palazzi e di feste grandiose. L’anno era il 1916 e mio figlio Nicola era lo Zar di tutte le Russie”

Così si apre il sipario su questo affascinante cartone animato: una meravigliosa bugia. Il mondo incantato di cui gli autori raccontano attraverso la figura di Marija Fëdorovna, madre di Nicola II e nonna di Anastasia, sembra non essere lo stesso di Nicola il SanguinarioNicola il Vile (decidete voi quale preferite!). Inevitabile pensare alla domenica di sangue del gennaio 1905, che vide come protagonisti di un terribile massacro 100.000 operai e contadini, colpevoli di aver marciato fino al Palazzo d’Inverno per i propri diritti.

anastasia russofilia
Domenica di sangue, 1905

Dieci anni dopo

Subito dopo il titolo, la scena si apre su una San Pietroburgo cupa, con i fumi degli stabilimenti sullo sfondo. Le persone si mettono in fila per entrare in fabbrica, accompagnati da una canzone:

“San Pietroburgo è cupa,
San Pietroburgo è spenta,
mi sono congelato in mezzo alla tormenta.
Dalla Rivoluzione la vita è una noia,
evviva il chiacchiericcio che da un po’ di gioia.”

Nel frattempo, tutti timbrano il cartellino, mentre qualcuno distribuisce giornali su cui si legge chiaramente “Anastasia lives!”. La reazione delle persone è di stupore e quasi felicità, che viene interrotta dall’inquadratura di un bolscevico in divisa su un cavallo, pronto a ripristinare l’ordine con le braccia conserte e lo sguardo severo. La parte più divertente è quella dei primi piani, che mostrano russi senza denti e trascurati. Quasi come se San Pietroburgo fosse stata colpita dalla stessa maledizione dei Romanov e come se le persone volessero il ritorno dello Zar. Lo stesso che l’11 marzo 1917 ordinò ai militari di sparare sulla gente riunitasi in strada per protestare a causa della povertà e mancanza di cibo. Lo stesso che, sempre in quel terribile giorno, sciolse la Duma che chiedeva incessantemente di migliorare le condizioni di vita del popolo.

Aleksandra Fëdorovna Romanova, la mamma di Anastasia

Avrò guardato questo cartone animato più di cento volte e solo qualche tempo fa mi sono resa conto di una cosa: Aleksandra Fëdorovna Romanova, la mamma di Anastasia, non c’è. A parte la raffigurazione dell’intera famiglia Romanov nel famoso quadro che ci viene mostrato più volte, gli autori ignorano completamente la sua esistenza.

Guardando con più attenzione, si può notare come sia presente solo in un primo momento, durante i festeggiamenti su cui si apre la storia (ricordo che l’anniversario dei 300 anni dei Romanov è il 1913, non il 1916). Fa un inchino a Nicola II e poi lascia spazio a sua figlia, che viene presa in braccio dal padre. Dopodiché, questa donna diventa solo un ricordo sbiadito, a cui sembrerebbe non pensare neanche la protagonista.

anastasia russofilia

Anche quando Anastasia diventa sonnambula sulla nave – a causa di Rasputin – vede solamente il fratellino, le tre sorelle ed il padre, che la esortano a gettarsi in acqua. Sarà un caso o semplicemente, nella realtà, la zarina è sempre stata ritenuta troppo vicina al nemico? Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Nicola II partì per il fronte nominando reggente la moglie, assolutamente non in grado di prendere le redini politiche. Fu così che il governo russo crollò su sé stesso, instabile ancor prima che lo Zar partisse. Inoltre, Aleksandra aveva un rapporto ostile con la primogenita, prediligendo Maria e Aleksej. Anastasia caratterialmente è ben descritta anche nel cartone: bambina vivace e poco attenta alle buone maniere. Probabilmente, questo atteggiamento non era ciò che la zarina desiderava per una principessa. Maria, invece, era la più adatta a ricoprire quel ruolo.

Il buon Rasputin

Tra i vari articoli riguardo Rasputin, mi sono imbattuta in una descrizione del personaggio davvero particolare. Definirlo un uomo magnanimo, pronto ad avvicinare la famiglia reale al popolo è, a mio avviso, una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha impiegato un’intera vita a capire quale ruolo ricoprisse realmente. Affermare con tanta sicurezza determinati concetti significa, in un certo senso, diffondere una notizia falsa.

Ma chi era Rasputin? Sappiamo che ricoprì un ruolo fondamentale all’interno della famiglia Romanov, tanto da influenzare le scelte politiche di Aleksandra durante la guerra, facendo cadere nel baratro l’intero governo. La disperazione della zarina, a causa del figlio emofiliaco, la portò a credere ai santoni tra cui, appunto, Rasputin. Approfittando della situazione, quest’ultimo riuscì a garantirsi una posizione di privilegio. Probabilmente, all’interno del cartone animato, non è Rasputin ad essere mal descritto ma lo Zar.

Dunque, Anastasia è una bella favoletta da far guardare anche agli adulti, dopo aver ovviamente affrontato seriamente l’argomento storico. Sarà sempre il mio cartone animato preferito e continuerò a sognare di essere la Zarina Imperatrice di tutte le Russie, ma con la consapevolezza che la storia è un’altra.

About the author

Ilaria Cozzolino

Ilaria Cozzolino nasce a Napoli nel novembre del 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, decide che le lingue non fanno per lei. Dunque, insegue la passione per la fotografia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ma la fotografia non è tutto ciò che lei ama. Il suo animo irruento la spinge a fare ciò in cui crede: denunciare attraverso la scrittura e a tutti i costi raccontare la verità. Dopo anni da redattrice e caporedattrice, entra nell'albo dei giornalisti italiani. Ma, ad un tratto, accade qualcosa: intraprende un viaggio nelle sconfinate distese della Siberia. Ed è da quel momento che decide di dover iniziare a studiare la meravigliosa lingua russa, la sua cultura e la sua storia. Improvvisamente, senza conoscere nulla di questo grande Paese, prepara la valigia e parte per Mosca, dove vive tutt'ora.

2 Comments

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  • Un articolo che mi ha rapita completamente perché la storia di Anastasija mi ha affascinata sin da quando all’età di 8 anni i miei genitori mi regalarono la videocassetta del cartone animato che conservo anche gelosamente( assieme al dvd XD). Mai avrei immaginato che proprio al mito post mortem dell’ultima granduchessa di Russia avrei dedicato la mia tesi magistrale. Nonostante abbia visto infinite volte il cartone non avevo notato la comparsa della zarina Aleksandra Fëdorovna. Un particolare così rilevante che lo avrei senz’altro citato nella mia tesi. Il fascino seppur fiabesco del cartone mi ha spinta a studiare russo oltre che per conoscere la storia russa che da sempre mi ha affascinata. Grazie Ilaria per aver dato un chiaro punto di riflessione sull’argomento.