Consigli di viaggio

Vivere in ostello

ostello

Quando ho deciso di intraprendere quest’avventura, sapevo di dover fare delle scelte un po’ scomode. Non potevo pretendere di prendere lezioni private di russo e, al contempo, avere un appartamento tutto mio.

In Italia mi sono iscritta ad alcuni gruppi Facebook in cui i russi pubblicano annunci per affittare case o stanze agli studenti. Ahimè, nulla di economico se non fuori città e difficile da raggiungere anche con gli impeccabili mezzi pubblici russi.

Ammetto di aver tentennato prima di prendere una decisione: o in ostello o niente! Non sono il tipo di persona che si arrende, volevo raggiungere il mio obiettivo e quindi non mi restava che adattarmi. Così, ho prenotato vari alloggi in camerate miste. In un mese ne ho disdetti almeno quattro e prenotati altri sei poiché non mi convincevano. Ho cercato minuziosamente finché la scelta è ricaduta su quello che mi sembrava più adatto alle mie esigenze: una struttura nuova vicino alla metropolitana.

Dopo essermela svignata a gambe levate da casa di quella strana donna russa dodici giorni prima della data prevista e, di conseguenza, dopo aver approfittato dell’ospitalità di Maria per tre/quattro giorni, ho prenotato un ostello  nell’attesa che arrivasse il 13 novembre: data in cui avrei finalmente varcato la soglia della mia ‘casa’.

L’attesa

Con lo zaino in spalla e la valigia stracolma sono arrivata fuori l’Hostel Light Dream. Già dall’atrio del palazzo in cui è ubicato ho capito che non sarebbe stata una permanenza facile. Ad accogliermi una ragazza molto gentile che mi ha mostrato la stanza e la cucina. Il mio unico pensiero però è stato il bagno, che mi è stato solo indicato dall’esterno.

Sapete bene che le foto possono spesso ingannare. Mi è sembrato un ostello in cui potersi arrangiare ma sicuramente non prolungare la propria permanenza di oltre un mese. Se non fossi stata attenta, probabilmente a quest’ora sarei stata costretta a vivere lì. Nulla di eclatante sia chiaro, ma ormai gli ostelli credo di conoscerli abbastanza per capire quale sia quello più adatto alle mie esigenze.

A parte fortunatamente il letto, è tutto molto vecchio e quindi anche difficile da pulire. I bagni non sono per nulla luoghi in cui ho voluto trascorrere molto tempo! Inoltre, ho dovuto lavare le stoviglie ogni volta prima di utilizzarle poiché non tutti siamo abituati a pulire allo stesso modo. Insomma, quattro giorni in cui ho fatto il conto alla rovescia per andar via.

Ciò che ho notato di veramente strano per noi europei è che molti vivono in ostello. Proprio così. Lì ho conosciuto un signore che lavorava come kebabbaro proprio accanto all’alloggio e tanti altri che da uno o più anni hanno preso un’ardua decisione: vivere in centro a queste condizioni. L’alternativa sarebbe stata vivere lontano, essere un pendolare, spendere soldi per la metropolitana e trascorrerci moltissimo tempo per poter guadagnare. C’è da dire che sono stata accolta in una grande famiglia, dove qualcuno mi offriva del cibo e qualcun altro cercava di chiacchierare con me e trascorrere il tempo. Ho studiato nella sala comune mentre altri erano intenti a guardare la TV sul divano, tutti insieme come se fossero a casa. È stata una breve ma intensa esperienza. Mi sono sentita parte di una grande famiglia anche non conoscendo nessuno.

Ciao sono Ilaria e vivo in ostello

Il fatidico 13 novembre mi sono lasciata alle spalle qualsiasi cosa e ho finalmente raggiunto il Nice Hostel a Belorusskaya. Dopo aver perlustrato ogni angolo, sono andata in cucina a prepararmi un tè e ho avuto la sensazione che fosse un luogo abbastanza triste, sia per il silenzio di quel momento sia per i colori cupi. In realtà, questo adesso è il momento che amo di più perché la sala comune non è piena di gente che chiacchiera, ma si può lavorare al computer o studiare in tranquillità.

Non ho mai trascorso così tanto tempo in un unico luogo e inizialmente mi è parso così strano. Anche qui c’è chi ci vive per un motivo o un altro, ma per la maggior parte sono persone alla ricerca di una casa, giovani lavoratori o studenti che per comodità scelgono la strada più economica come me.

Cosa faccio qui? Beh, a Mosca ho smesso di fare la turista qualche tempo fa, quindi in realtà in alcuni momenti non vedo l’ora di tornare in ostello. Praticamente trascorro il mio tempo facendo ciò che ho sempre fatto anche in Italia. Tra l’altro è divertente e snervante avere sette compagni di stanza, sia uomini che donne. La mattina, per non svegliarli, cerco di non fare rumore e di non accendere troppe luci, anche se siamo in molti ad alzarci presto: alle 7:00 in cucina si trova già chi fa colazione. C’è da dire, però, che ogni tanto qualcuno prende strane iniziative come aprire la finestra durante la notte così da far congelare tutti al risveglio. È in questi momenti che ci si inizia a vendicare: Oh sei tornato tardi? Mi dispiace ma stamattina devo accendere tutte le luci per vestirmi!

A parte gli scherzi – e nemmeno troppo – la convivenza non è mai facile e bisogna comprendere che non tutti abbiamo le stesse abitudini, motivo per cui bisogna essere molto pazienti. E quando scrivo “molto”, cercate di leggerlo così: mooooooooolto.

Quello che mi sembrava cupo e triste è entrato nella mia “Top 5” degli ostelli in cui sono stata, sia a Mosca che altrove. E poi, ormai per me questa è casa. Tornare e salutare tutti, studiare o lavorare in compagnia e scambiare qualche parola la sera davanti a un buon tè non mi fa sentire come all’inizio, anzi!

Tra esattamente due settimane dovrò lasciarlo per mettermi in viaggio verso San Pietroburgo e un po’ mi dispiace!

About the author

Ilaria Cozzolino

Classe '93, amante dei viaggi in solitaria, dell'arte contemporanea, del giornalismo, del cibo (anche se non si direbbe) e dei gatti! In due righe questa sono io e questo è il mio blog. Benvenuto!

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