Le mie avventure

87 ore in Transiberiana

Quando sono arrivata a Mosca, come ovvio che fosse, mi sono subito fiondata in un centro di telefonia per acquistare una sim russa. Già da lì ho capito di adorare il popolo russo quando il ragazzo ha cercato di spiegarmi – con un po’ di inglese maccheronico – i piani tariffari disponibili:

«500 rubles to activate this offer»

«500 rubles ALL DAYS?!», gli ho risposto sgranando gli occhi

ma una sua grassa risata mi ha fatto tornare sul pianeta terra e mi ha fatto rendere conto della differenza di conversione. Credo sia stato un dei momenti più divertenti del viaggio: io nel pallone a cercare di comprendere il cirillico e lui alle prese con una come me.

Dopo aver finalmente ottenuto la tanto bramata sim russa, mi sono diretta all’ostello. Mi sono persa e ho trovato l’alloggio solo grazie a Natalia, una signora molto gentile a cui ho chiesto indicazioni e che ha deciso di scortarmi quasi fin dentro. Dopo essersi assicurata che non fosse un luogo poco raccomandabile, mi ha salutata con affetto.

Questi due giorni a Mosca sono stati molto belli anche se, per via di una festa nazionale, Piazza Rossa è stata inaccessibile se non attraverso il pagamento di un biglietto, terminato nel momento in cui ho deciso di acquistarlo. Accanto al botteghino tre signori hanno cercato di vendermelo al doppio del prezzo, illusi del fatto che provenissi da un’altra parte del mondo che non fosse Napoli: scemi sì, fessi no!

La sera prima della mia tanto attesa partenza ho deciso di acquistare qualcosa per affrontare il viaggio a stomaco pieno. Patatine, biscotti, succhi di frutta, noodles, acqua e altro cibo poco sano.

Il fatidico 3 settembre è arrivato come una bastonata sul naso di prima mattina. Una volta alla stazione, mi sono resa conto conto di aver sbagliato luogo grazie al tabellone delle partenze. Un po’ disperata, ma sempre cercando di contenermi, ho deciso di chiedere alla biglietteria e al centro informazioni. Non solo nessuna delle addette ha provato a parlarmi in inglese, ma hanno preferito voltarmi la faccia. Dopo qualche minuto passato a riflettere, ho chiesto alle forze dell’ordine presenti in stazione che senza batter ciglio mi hanno detto in russo:

«Scè devi andare alla stazione di fronte!» (se non l’hanno detto, lo avranno sicuramente pensato).

Qui, cari miei, ho dovuto affidarmi a Tamara che, facendo da tramite con il centro informazioni, ha saputo confermarmi l’esistenza del treno nella stazione di Kazanskij. Ho passato circa un’ora della mia vita a vagare tra i binari e ad assaggiare altri cibi russi.

Mosca, Russia, transiberiana
In attesa del treno

Ed eccolo lì, il treno n.082 puntualissimo sul binario, pronto ad accogliere i passeggeri.

Mi sono subito diretta al vagone 18 della terza classe, aspettando che le porte si aprissero. Sono salita e ho cercato il mio posto, ho sistemato lo zaino e ho subito fatto un giro all’interno senza aspettare che fossero distribuite le lenzuola.

Si parte!

Di fronte a me una signora bionda di cui non ho mai capito il nome.

Sopra, invece, due ragazzi: l’uno il classico surfista mancato con gli occhi chiari, i capelli biondi e un sorriso stupendo; l’altro Oleg, la prima persona con cui ho parlato sul treno.

Dopo circa mezz’ora di viaggio, Oleg si è seduto accanto a me e mi ha offerto un dolce tipico di Kiev (suo paese di origine) accompagnato da un bicchiere di latte. Mi ha raccontato di essere un ingegnere ucraino in viaggio per lavoro, ma è stato molto più interessato a capire dove io fossi diretta e perché. La sera, continuando a chiacchierare, mi ha offerto il сало, molto simile al lardo/pancetta. A questo punto ho deciso di spiegargli cosa fosse il casatiello e ogni sorta di nostro piatto tipico in cui fosse incluso il lardo.

Il giorno seguente Oleg mi ha salutata ed è sceso dal treno, lasciando il letto vuoto per tutta la durata del mio viaggio.

La prima notte ho dormito malissimo a causa dell’aria condizionata: il giorno seguente ho avuto un mal di testa fortissimo e mi si è abbassata la voce. Le mie condizioni hanno impietosito la signora di fronte, la quale mi ha dato una mela sostenendo che:

«I giovani mangiano male e tu sei troppo magra!».

Da questo gesto ho iniziato a chiamarla segretamente Mamma 1 a cui si è aggiunta Mamma 2, anche lei bionda e con le borse piene di cibo! Non dimenticherò mai il cetriolo accompagnato da una fetta di pane con il formaggio al salmone: volevo che finisse il prima possibile!

Quando il treno sostava per più tempo in una stazione, scendevo con loro ad acquistare qualcosa o a fare una passeggiata. Non parlavano inglese, ma non so perché riuscivano a farsi comprendere.

La mattina seguente, sono stata svegliata da un ragazzo che, senza scomporsi, mi ha dato il buongiorno in italiano. Volevo ammazzarlo. Quattro ore di differenza con l’Italia, il mal di gola e la stanchezza mi hanno portato a non essere molto tollerante. Ma chi non lo sarebbe appena sveglio?! Così, senza preoccuparmi se capisse o meno, ho esclamato:

«Ma che vuò?!».

Da questa frase siamo diventati praticamente inseparabili.

Igor, Ivan e Valerij hanno viaggiato per circa tre giorni per raggiungere Angarsk, luogo dove avrebbero lavorato. Ivan è stato l’unico con cui ho parlato un po’ di inglese, per il resto ci siamo arrangiati con il traduttore quando c’era linea, a gesti o disegnando su un’agenda. Abbiamo parlato delle differenze tra l’Italia e la Russia, del valore del rublo rispetto all’euro, del loro lavoro, della mia grande famiglia Libero Pensiero News e tante altre cose. Alla stazione di Novosibirsk, Valerij mi ha regalato una sciarpa caldissima a causa del mio mal di gola. In treno, insieme a Mamma 1 e Mamma 2, lui si è preso cura di me: mi ha preparato il tè con il miele, oltre che condividere il suo cibo e rimboccarmi le coperte durante la notte.

La sera del penultimo giorno ho dovuto salutare le mie mamme, che erano tranquille nel lasciarmi in mani sicure.

Russia, transiberiana
Tramonto visto dal treno

Sapete, Mamma 1 era una signora molto curata, era la più chic del vagone e di rado rivolgeva parola agli altri. Mamma 2, invece, era più curiosa di conoscermi e di parlare..in russo.

L’ultimo giorno è stato davvero strano. Era come se nessuno volesse andar via: eravamo tutti un po’ più silenziosi. Ho trascorso il mio tempo a dormire con Valerij, ad insegnargli qualcosa di italiano e napoletano, ad imparare qualche frase in russo e a bere tè. Quando ho realizzato di essere quasi arrivata a destinazione e di essere sempre più vicina alla meta, ho pensato di non voler scendere. Alle 2:30 del mattino ho salutato i ragazzi e un’ora dopo sono arrivata a Irkutsk, lasciandomi alle spalle un’esperienza indescrivibile.

È stato un viaggio unico nel suo genere. Una volta messo piede in treno è come fare parte di una famiglia numerosa. Le persone – senza scomporsi o preoccuparsi – si siedono sul letto mentre dormi per chiacchierare con quello di fronte, cercano di parlare con te anche se non comprendi la loro lingua e ti ingozzano di cibo perché felici di condividerlo.

Un vagone e 53 anime, tutte con una storia da raccontare. Con loro ho visto le albe e i tramonti più belli ed è qui che ho capito che il popolo russo è il più generoso che abbia mai conosciuto.

About the author

Ilaria Cozzolino

Classe '93, amante dei viaggi in solitaria, dell'arte contemporanea, del giornalismo, del cibo (anche se non si direbbe) e dei gatti! In due righe questa sono io e questo è il mio blog. Benvenuto!

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