Le mie avventure

Khuzhir, una cattedrale nel deserto

khuzhir

Quando ho deciso di intraprendere questa avventura, non ho fatto altro che organizzare tutto nei minimi dettagli per raggiungere l’isola di Olkhon. Era la mia meta, volevo anch’io poter sedermi sulla spiaggia di sassolini bagnata dal lago Baikal e contemplare il panorama.

Alle 3:25 del mattino, scendendo alla fermata di Irkutsk Pass, mi sono lasciata alle spalle un’esperienza straordinaria: percorrere la tratta della Tansiberiana. Non ho ben chiaro tutt’ora quali fossero le mie emozioni: ero felice di essere ad un passo dalla mia meta, ma ero anche molto dispiaciuta di dover lasciare il treno e con esso le persone che ho incontrato.

Decidendo di trascorrere la notte in stazione, mi sono subito precipitata in un discutibile fast food. Quella notte ho conosciuto Basile, un ragazzo francese con cui ho trascorso il tempo, scambiandoci informazioni utili sulla Russia e raccontandoci le nostre vite. Due giovanissimi – lui ventunenne – alle prese con un viaggio tutt’altro che facile. Ho pensato a lui durante il mio trasferimento in bus dall’isola alla città di Irkutsk. Chissà cosa avrà pensato di quei luoghi e come se la sarà cavata costeggiando on the road le sponde del lago Baikal dalla terra ferma. Ma il mio pensiero, vi posso garantire, che sarà sicuramente stato interrotto da qualche assurdo sorpasso dell’autista.

Come vi dicevo, la mattina alle 6:30 ho salutato Basile e mi sono diretta verso la fermata del pullman, di cui non vi è stata nemmeno l’ombra. Cercando di farmi capire, ho chiesto informazioni ad un uomo che mi ha girato semplicemente la faccia, come se non fossi mai esistita. Tra il background paesaggistico fatiscente e la poca considerazione delle persone nei miei confronti, ammetto di essere andata un po’ nel panico. Come avrei raggiunto l’isola? Per mia fortuna un autista, vedendomi disperata, mi ha offerto un passaggio. Dopo avermi lasciata a metà strada per proseguire dall’alto lato della città, grazie al navigatore, ho raggiunto la stazione dei bus. Ho pensato di poter tirare un sospiro di sollievo prima di rendermi conto che ce ne fossero tre nello stesso punto. Per un’ora ho vagato col biglietto online alla mano per chiedere informazioni, ma ricordate che per la maggior parte non parlano inglese. Una volta intuito il luogo esatto, ho atteso ingenuamente, sperando di veder spuntare dietro l’angolo un bus diretto a Khuzhir (un paesino dell’isola). Dopo mezz’ora di potenziale ritardo, mi sono resa conto che non sarebbe passato nemmeno un cammello! Intenta ad avere una conversazione matura e poco sanguinaria con la signora della biglietteria, un uomo grande e grosso mi ha afferrata per un braccio (chi mi conosce sa che equivale ad uno stuzzicadenti!) e ha esclamato: “come with me!” con un fantastico accento russo. Incosciente quale sono, l’ho seguito e, rullo di tamburi, il suo bus era diretto a Khuzhir. Che culo! Da qui ha inizio un’avventura a tratti delirante. Il conducente? Sì gentilissimo, ma anche un vero pazzo alla guida: sorpassi in strade minuscole e a doppio senso, corse contro il tempo e tante altre “belle” cose.

Una volta arrivati al traghetto, l’omaccione mi ha restituito 250 rubli del biglietto. Perché? Inizialmente pensavo fosse per pagare qualcos’altro, invece no: dovete sapere che sull’isola non esistono banche e quindi è impossibile prelevare. Ciò significa che, una volta lì, si necessita di soldi in contanti (anche per pagare l’albergo!). Semplicemente ha avuto il timore che non avessi abbastanza contanti per restare lì. Questo già dice molto di come sia questo meraviglioso popolo.

Ad aspettarci dall’altro lato un piccolo pulmino in condizioni poco rassicuranti. Anche qui mi sono chiesta chi avesse dato la patente a queste persone o comunque se la avessero! Improvvisamente, dopo un’ora, siamo stati lasciati nel nulla. Proprio così: Khuzhir, che io ho immaginato per mesi un luogo meraviglioso, è una vera e propria cattedrale nel deserto. Senza perdermi di coraggio, ho cercato l’ostello, o meglio, quello che credevo tale! Sono entrata in un cortile e ad accogliermi è stata una donna molto gentile, di cui non ricordo il nome. Mi ha spiegato che il bagno e la doccia erano all’esterno e che non avrei dovuto tardare per la colazione della mattina successiva (tant’è che alle 9:30 le ho aperto la porta della stanza ancora con il rigolino di bava).

Contentissima di potermi lavare dopo quasi cinque giorni, mi sono fiondata sotto la doccia e ci è voluto più o meno la stessa velocità ad uscirne dopo aver visto di essere in compagnia di due grossi ragni (ma quando dico “grossi”, intendo grossi!). Da lì è iniziata la mia disperazione: erano ovunque, anche in camera. Avrei voluto anche gentilmente accompagnarli alla porta, ma per le dimensioni mi avrebbero presa per mano e mi avrebbero loro sbattuta fuori! Da qui ho avuto la brillante idea di dormire chiusa nel sacco a pelo per due giorni: se loro non possono uscire non significa che io non possa dormire!

Tralasciando questo piccolo inconveniente, finalmente è arrivato il momento di andare a godermi il panorama. Felicissima di essere lì, ho assisto ad uno dei tramonti più belli che abbia mai visto (che volutamente non ho documentato, ma che ho preferito godermi a pieno..sorry!).

Il giorno del mio rientro (anticipato per ovvi motivi), ho chiesto alla padrona del cosiddetto ostello di prenotarmi un bus per Irkutsk. Come va pagato? In contanti! E io ovviamente non ho abbastanza soldi. Presa dalla disperazione, ho chiesto gentilmente un aiuto e lei, senza batter ciglio, mi ha restituito i soldi della colazione che avrei dovuto fare il giorno seguente e della prenotazione per un’altra notte. Senza il suo aiuto a quest’ora sarei ancora lì. A fare cosa? Qualcuno già sa!

Veniamo alla nota dolente: un paese che si regge sul turismo, non mette in condizioni un viaggiatore di restare sull’isola senza troppe difficoltà. L’assenza di fogne e di strade, la scarsa o, in alcuni punti, assente illuminazione e queste case fatiscenti in legno adibite ad ostello, rendono questo luogo poco vivibile. Vi dò un consiglio: fate toccata e fuga perché non ne vale la pena restare qualche giorno! Scambiando pareri con alcune persone che hanno seguito il mio viaggio su Instagram, siamo arrivati alla conclusione di evitare l’acqua del luogo: lavarsi i denti e bere acqua esclusivamente in bottiglia a causa delle scarse condizioni igieniche. Sicuramente vorranno offrirvi un buon tè con l’acqua del loro bollitore ma don’t worry: fatela bollire per almeno 3 minuti e non avrete problemi! Poche persone raccontano della loro esperienza a Khuzhir, forse perché non hanno trascorso due notti lì come me, illusa del fatto che fosse il luogo della mia vita! Solo adesso capisco perché tutti, durante il mio viaggio in treno, mi hanno sconsigliato di trascorrere del tempo lì! Mi chiedo: perché questa arretratezza? Ma non so darmi tutt’ora una risposta. So solo che ho avuto la possibilità di vedere una parte della Russia sicuramente più decadente. Purtroppo la condizione economica è evidente: vi è un forte dislivello tra – ahimè, devo dire per forza questa brutta parola – le classi sociali. Nonostante ciò, ho incontrato persone di una generosità indescrivibile: meno si ha, più si dà.

About the author

Ilaria Cozzolino

Classe '93, amante dei viaggi in solitaria, dell'arte contemporanea, del giornalismo, del cibo (anche se non si direbbe) e dei gatti! In due righe questa sono io e questo è il mio blog. Benvenuto!

Aggiungi un commento

Click here to post a comment